Perché il video della mia interpretazione dell’Adagio di Bach mostra l’abolizione del sistema metrico linear moderno (It-Fr)

Perché il video della mia interpretazione dell’Adagio di Bach mostra l’abolizione del sistema metrico linear moderno (It-Fr)

Pourquoi la vidéo de mon interprétation de l’Adagio de Bach montre l’abolition du système métrique linéaire moderne

Mirror Escape- mariaalexea
Mirror Escape

👉 https://mariaalexea.com/music-and-dance/

ITALIANO

Il video della mia interpretazione dell’Adagio di Bach costituisce un esempio di abolizione del sistema metrico seguito dalle accademie di musica classica — e da quasi tutti gli interpreti del mondo contemporaneo. Proprio per questo la musica classica oggi non possiede più l’effetto che logicamente dovrebbe avere.

Il sistema metrico moderno separa il suono in battiti, accentuazioni e suddivisioni numeriche. Non nasce dalla musica stessa, ma le viene imposto. Frammenta la continuità del suono in unità misurabili, come se la musica fosse una sequenza programmabile — una struttura quantificata sotto controllo esterno. In questo modo, oggi nessuno si accorda più veramente alla musica, ma semplicemente si sincronizza con essa.

Ma Bach non si dispiega in questo modo. La sua musica non procede per battiti, ma si dispiega come onda e come danza. Onde dentro onde si sviluppano in movimenti circolari e contromovimenti, irradiandosi progressivamente e componendo una coreografia quasi inconcepibile. Questa distinzione è decisiva: una cosa è il battito, un’altra è il polso.

Il sistema metrico si fonda sulla separazione. Divide il tempo in unità uguali e distribuisce su di esse gli accenti. Il polso, invece, è qualcosa di radicalmente diverso. È una forza centripeta, una coesione interiore che raccoglie la linea musicale e le permette di espandersi. Da questa concentrazione interiore, la frase si dispiega in modo centrifugo e si espande nello spazio come forma vivente.

È in questo punto che il mio approccio converge con quello di Furtwängler. Furtwängler non dirige secondo una griglia metrica fissa. Il suo tempo respira, si dilata e si contrae. Non è regolato dall’esterno, ma formato dall’interno. Ciò che si ascolta nelle sue interpretazioni non è l’imposizione di una struttura, ma l’emergere di un organismo.

L’interpretazione di un’opera simile non è un’esecuzione, ma un rientrare nella sua origine, nel respiro che l’ha generata. L’interprete deve identificarsi con l’opera a tal punto che essa sorga di nuovo qui e ora, come se nascesse per la prima volta. La natura improvvisativa della vera interpretazione conduce alla creazione di un’opera nuova, in contrasto con il sistema metrico che distrugge l’onda e il polso, e con essi anche l’immaginazione.

Bach è un coreografo cosmico. La sua musica è fatta di onde nello spazio, e questo spazio contiene il tempo. Per questo lo spazio della grande musica è sconfinato e appartiene a una realtà superiore.

A questo punto appare una distinzione fondamentale tra due campi: nel campo inferiore il suono viene frammentato, misurato e controllato; nel campo superiore il suono si dispiega come continuità, si muove e si unifica. Il sistema metrico appartiene al campo inferiore, mentre l’onda appartiene al campo superiore. Solo nel campo superiore la musica può muovere l’anima e collegare l’essere umano al proprio sé superiore.

La danza non illustra la musica, ma ne rivela la struttura. Emergono sculture in movimento, che trovano equilibrio attraverso l’asimmetria. Ogni movimento genera il successivo, in un processo senza fine.

L’interprete non è un controllore. È un medium.

Bach non si suona attraverso una griglia, ma attraverso l’onda.

Maria Alexea

FRANÇAIS

La vidéo de mon interprétation de l’Adagio de Bach constitue un exemple d’abolition du système métrique suivi par les académies de musique classique — et par presque tous les interprètes du monde contemporain. C’est précisément pour cette raison que la musique classique n’a plus aujourd’hui l’effet qu’elle devrait logiquement avoir.

Le système métrique moderne divise le son en battements, accentuations et subdivisions numériques. Il ne provient pas de la musique elle-même, mais lui est imposé. Il fragmente la continuité du son en unités mesurables, comme si la musique était une séquence programmable — une structure quantifiée sous contrôle extérieur. De cette manière, plus personne aujourd’hui ne s’accorde véritablement à la musique : on ne fait que se synchroniser avec elle.

Or Bach ne se déploie pas ainsi. Sa musique n’avance pas en battements, mais se déploie comme une onde et comme une danse. Des ondes à l’intérieur d’ondes se développent en mouvements circulaires et contre-mouvements, rayonnant progressivement et formant une chorégraphie presque inconcevable. Cette distinction est décisive : une chose est le battement, autre chose est le pouls.

Le système métrique repose sur la séparation. Il divise le temps en unités égales et répartit sur elles les accents. Le pouls, au contraire, est quelque chose de fondamentalement différent. Il est une force centripète, une cohésion intérieure qui rassemble la ligne musicale et lui permet de s’étendre. À partir de cette concentration intérieure, la phrase se déploie de manière centrifuge et se diffuse dans l’espace comme une forme vivante.

C’est à ce point que mon approche rejoint celle de Furtwängler. Furtwängler ne dirige pas selon une grille métrique fixe. Son temps respire, se dilate et se contracte. Il n’est pas réglé de l’extérieur, mais façonné de l’intérieur. Ce que l’on entend dans ses interprétations n’est pas l’imposition d’une structure, mais l’émergence d’un organisme.

L’interprétation d’une telle œuvre n’est pas une exécution, mais une réentrée dans son origine, dans le souffle qui l’a engendrée. L’interprète doit s’identifier à l’œuvre à un tel degré qu’elle renaisse ici et maintenant, comme si elle naissait pour la première fois. La nature improvisatrice de l’interprétation véritable conduit à la création d’une œuvre nouvelle, à l’opposé du système métrique qui détruit l’onde et le pouls, et avec eux l’imagination.

Bach est un chorégraphe cosmique. Sa musique est faite d’ondes dans l’espace, et cet espace contient le temps. C’est pourquoi l’espace de la grande musique est sans limite et appartient à une réalité supérieure.

À ce point apparaît une distinction fondamentale entre deux champs : dans le champ inférieur, le son est fragmenté, mesuré et contrôlé ; dans le champ supérieur, le son se déploie comme continuité, se meut et s’unit. Le système métrique appartient au champ inférieur, tandis que l’onde appartient au champ supérieur. Ce n’est que dans le champ supérieur que la musique peut mettre l’âme en mouvement et relier l’être humain à son moi supérieur.

La danse n’illustre pas la musique, mais en révèle la structure. Des sculptures en mouvement émergent, trouvant leur équilibre à travers l’asymétrie. Chaque mouvement engendre le suivant, dans un processus sans fin.

L’interprète n’est pas un contrôleur. Il est un médium.

Bach ne se joue pas à travers une grille, mais à travers l’onde.

Maria Alexea

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Il video della mia interpretazione dell’Adagio di Bach costituisce un esempio di abolizione del sistema metrico seguito dalle accademie di musica classica — e da quasi tutti gli interpreti del mondo contemporaneo. Proprio per questo la musica classica oggi non possiede più l’effetto che logicamente dovrebbe avere.

Il sistema metrico moderno separa il suono in battiti, accentuazioni e suddivisioni numeriche. Non nasce dalla musica stessa, ma le viene imposto. Frammenta la continuità del suono in unità misurabili, come se la musica fosse una sequenza programmabile — una struttura quantificata sotto controllo esterno. In questo modo, oggi nessuno si accorda più veramente alla musica, ma semplicemente si sincronizza con essa.

Ma Bach non si dispiega in questo modo. La sua musica non procede per battiti, ma si dispiega come onda e come danza. Onde dentro onde si sviluppano in movimenti circolari e contromovimenti, irradiandosi progressivamente e componendo una coreografia quasi inconcepibile. Questa distinzione è decisiva: una cosa è il battito, un’altra è il polso.

Il sistema metrico si fonda sulla separazione. Divide il tempo in unità uguali e distribuisce su di esse gli accenti. Il polso, invece, è qualcosa di radicalmente diverso. È una forza centripeta, una coesione interiore che raccoglie la linea musicale e le permette di espandersi. Da questa concentrazione interiore, la frase si dispiega in modo centrifugo e si espande nello spazio come forma vivente.

È in questo punto che il mio approccio converge con quello di Furtwängler. Furtwängler non dirige secondo una griglia metrica fissa. Il suo tempo respira, si dilata e si contrae. Non è regolato dall’esterno, ma formato dall’interno. Ciò che si ascolta nelle sue interpretazioni non è l’imposizione di una struttura, ma l’emergere di un organismo.

L’interpretazione di un’opera simile non è un’esecuzione, ma un rientrare nella sua origine, nel respiro che l’ha generata. L’interprete deve identificarsi con l’opera a tal punto che essa sorga di nuovo qui e ora, come se nascesse per la prima volta. La natura improvvisativa della vera interpretazione conduce alla creazione di un’opera nuova, in contrasto con il sistema metrico che distrugge l’onda e il polso, e con essi anche l’immaginazione.

Bach è un coreografo cosmico. La sua musica è fatta di onde nello spazio, e questo spazio contiene il tempo. Per questo lo spazio della grande musica è sconfinato e appartiene a una realtà superiore.

A questo punto appare una distinzione fondamentale tra due campi: nel campo inferiore il suono viene frammentato, misurato e controllato; nel campo superiore il suono si dispiega come continuità, si muove e si unifica. Il sistema metrico appartiene al campo inferiore, mentre l’onda appartiene al campo superiore. Solo nel campo superiore la musica può muovere l’anima e collegare l’essere umano al proprio sé superiore.

La danza non illustra la musica, ma ne rivela la struttura. Emergono sculture in movimento, che trovano equilibrio attraverso l’asimmetria. Ogni movimento genera il successivo, in un processo senza fine.

L’interprete non è un controllore. È un medium.

Bach non si suona attraverso una griglia, ma attraverso l’onda.

Maria Alexea

FRANÇAIS

La vidéo de mon interprétation de l’Adagio de Bach constitue un exemple d’abolition du système métrique suivi par les académies de musique classique — et par presque tous les interprètes du monde contemporain. C’est précisément pour cette raison que la musique classique n’a plus aujourd’hui l’effet qu’elle devrait logiquement avoir.

Le système métrique moderne divise le son en battements, accentuations et subdivisions numériques. Il ne provient pas de la musique elle-même, mais lui est imposé. Il fragmente la continuité du son en unités mesurables, comme si la musique était une séquence programmable — une structure quantifiée sous contrôle extérieur. De cette manière, plus personne aujourd’hui ne s’accorde véritablement à la musique : on ne fait que se synchroniser avec elle.

Or Bach ne se déploie pas ainsi. Sa musique n’avance pas en battements, mais se déploie comme une onde et comme une danse. Des ondes à l’intérieur d’ondes se développent en mouvements circulaires et contre-mouvements, rayonnant progressivement et formant une chorégraphie presque inconcevable. Cette distinction est décisive : une chose est le battement, autre chose est le pouls.

Le système métrique repose sur la séparation. Il divise le temps en unités égales et répartit sur elles les accents. Le pouls, au contraire, est quelque chose de fondamentalement différent. Il est une force centripète, une cohésion intérieure qui rassemble la ligne musicale et lui permet de s’étendre. À partir de cette concentration intérieure, la phrase se déploie de manière centrifuge et se diffuse dans l’espace comme une forme vivante.

C’est à ce point que mon approche rejoint celle de Furtwängler. Furtwängler ne dirige pas selon une grille métrique fixe. Son temps respire, se dilate et se contracte. Il n’est pas réglé de l’extérieur, mais façonné de l’intérieur. Ce que l’on entend dans ses interprétations n’est pas l’imposition d’une structure, mais l’émergence d’un organisme.

L’interprétation d’une telle œuvre n’est pas une exécution, mais une réentrée dans son origine, dans le souffle qui l’a engendrée. L’interprète doit s’identifier à l’œuvre à un tel degré qu’elle renaisse ici et maintenant, comme si elle naissait pour la première fois. La nature improvisatrice de l’interprétation véritable conduit à la création d’une œuvre nouvelle, à l’opposé du système métrique qui détruit l’onde et le pouls, et avec eux l’imagination.

Bach est un chorégraphe cosmique. Sa musique est faite d’ondes dans l’espace, et cet espace contient le temps. C’est pourquoi l’espace de la grande musique est sans limite et appartient à une réalité supérieure.

À ce point apparaît une distinction fondamentale entre deux champs : dans le champ inférieur, le son est fragmenté, mesuré et contrôlé ; dans le champ supérieur, le son se déploie comme continuité, se meut et s’unit. Le système métrique appartient au champ inférieur, tandis que l’onde appartient au champ supérieur. Ce n’est que dans le champ supérieur que la musique peut mettre l’âme en mouvement et relier l’être humain à son moi supérieur.

La danse n’illustre pas la musique, mais en révèle la structure. Des sculptures en mouvement émergent, trouvant leur équilibre à travers l’asymétrie. Chaque mouvement engendre le suivant, dans un processus sans fin.

L’interprète n’est pas un contrôleur. Il est un médium.

Bach ne se joue pas à travers une grille, mais à travers l’onde.

Maria Alexea

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