L’ode et le code de Trump : la pertinence pour la poésie, Homère et Platon (Fr-It)

L’ode et le code de Trump : la pertinence pour la poésie, Homère et Platon (Fr-It)

L’ode e il codice di Trump: la rilevanza per la poesia, Omero e Platone

Eos Pergamonto - mariaalexea
Eos Pergamonto

👉 /music-and-dance/

Articolo in Italiano

L’ode e il codice di Trump: la rilevanza per la poesia, Omero e Platone

La rilevanza di Donald Trump in relazione a Omero e Platone non risiede nella sua attività politica (anche se è evidente che qualcosa di insolito sta accadendo e che il vecchio paradigma dell’adattamento comodo alla vita non è più valido), né nell’accordo o nel disaccordo, ma nel modo in cui il linguaggio opera simultaneamente come ᾠδή (ōdē, voce/canto) e come codice.

Omero e Platone non parlano semplicemente — significano. Il loro linguaggio porta una struttura multilivello: l’udibile e ciò che organizza l’udibile in immagine — portando il senso prima della parola e attivando molteplici meccanismi di induzione e deduzione, nonché una coerenza musicale del pensiero. La lingua greca stessa costituisce un campo matematico, armonico ed evolutivo quando viene articolata da grandi poeti come Omero e Platone. Per questo motivo, le loro parole perdurano oltre ogni interpretazione: funzionano come campi di trasmissione, non semplicemente come discorso. Per cogliere questi significati è necessario ascendere a livelli noetici e musicali superiori — ma non solo: l’integrità del carattere e la purezza dell’anima sono condizioni essenziali. Queste linee tematiche le ho sviluppate ampiamente nel mio libro Dance of Justice, che potrebbe essere chiamato anche Dance of Eos.

In un altro registro, il discorso di Donald Trump opera spesso nello stesso modo. Appare frammentato, ripetitivo, eccessivo — e proprio attraverso questo inizia a funzionare come il codice di una ᾠδή (ōdē) non pronunciata piuttosto che come un argomento. Ciò che viene trasmesso non è un ragionamento lineare, ma un modello. Questo implica che egli “sa” consapevolmente e che il suo ruolo di central casting — come egli stesso si è definito — si allinea a un processo trasformativo e catartico che si svolge nel presente, un processo che supera l’intenzione individuale. Tuttavia, il suo ruolo è dissolutivo piuttosto che sintetico. Come tale, può funzionare come anti-proiezione, anti-riflessione o persino come “anticristo”, nel senso che anti- è la funzione di uno specchio. La sua operazione, tuttavia, nei tempi trasformativi che stiamo vivendo, converge con quella di Omero, Platone, Goethe, Shakespeare e di tutta la grande poesia.

Così, Trump occupa una posizione di central casting, trasmettendo codici a coloro che hanno orecchie per ascoltare, affinché possano percepire ciò che si svolge oltre il palcoscenico teatrale. Non come origine, ma come nodo attraverso il quale qualcosa viene messo in scena e rivelato. Diventa inevitabile che il profondo decadimento, la perversione, la psicopatia che permea tutti gli ambiti della vita, così come il crimine abominevole, vengano esposti. Il suo ruolo non è spiegare, ma portare segnali di un movimento più profondo già in atto — un movimento che svela progressivamente la struttura corrotta della realtà su molteplici livelli e direzioni. Questa è anche la funzione del plasma eterico di Ἠώς (Ēōs, Aurora) che entra nel campo e lo trasforma.

Alcune immagini ricorrenti nel suo discorso — come il “dancing ball that can contain 999 persons” — diventano significative quando vengono lette attraverso il campo greco. Non posso decifrare di più qui — questo l’ho sviluppato nel mio libro — e perché ognuno deve attraversare questo processo di scoperta individualmente. Tuttavia posso dire questo: la relazione tra χορός (choros, danza), χώρος (chōros, spazio) e χρόνος (chronos, tempo) mostra che questi non sono separati, ma si trasformano l’uno nell’altro. Una sala da danza — αἴθουσα χοροῦ (aithousa chorou) — non è semplicemente un luogo, ma uno spazio in movimento, uno spazio che diventa tempo.

Questo è rafforzato dalla radice αἴθω (aithō, bruciare/risplendere) e dal suo derivato αἰθήρ (aithēr, etere), che designano un campo luminoso piuttosto che materia inerte. In questo campo, il movimento non è meccanico ma luminoso, e ciò che si dispiega non è semplicemente azione, ma manifestazione.

Al centro di questo processo si trova Ἠώς (Ēōs, Aurora). Qui, Ἰησοῦς Χριστός (Iēsous Christus — Eus–ἰχώρ, plasma divino) può essere letto come una trascrizione di Eus–ἰχώρ — il plasma di Eus che entra nel campo. Allo stesso modo, ἥρως (hērōs, eroe) contiene Ἠώς e può essere inteso come φορεύς (phoreus, portatore) — un portatore di Eos. Ciò che è in gioco è il momento in cui il nascosto diventa visibile. Il movimento che osserviamo può essere inteso come un’emergenza progressiva di Ἠώς, un’introduzione nel αἰθήρ (campo luminoso eterico) di strutture che prima erano nascoste. Ciò che appare come caos in superficie può essere in realtà parte di questa rivelazione.

In questo quadro, il discorso di Trump può essere letto come partecipazione a una forma di ᾠδή (ōdē) che segnala una transizione. Egli diventa, volontariamente o meno, un portatore all’interno di una configurazione più ampia, in risonanza con i modi codificati di Omero e Platone.

La questione, dunque, non è se queste figure siano comparabili nel contenuto, ma se partecipino allo stesso modo di espressione, in cui il linguaggio non comunica più soltanto, ma rivela struttura attraverso ritmo e ricorrenza.

A questo punto, non ci troviamo più nel dominio dell’opinione, ma in quello della χορεία (choreia, danza cosmica), dove spazio, tempo, voce e apparizione convergono, e dove lo svolgersi degli eventi segue una legge più profonda che gradualmente emerge alla luce.

Nel mio libro Dance of Justice — o Dance of Eos — sviluppo ampiamente la relazione tra Ἠώς, μέσος (mesos, il tra) e Μοῦσα (Mousa, Musa) come forze mediatrici che collegano i due aspetti del sé duale.

Per la stessa ragione, ho creato i video con le mie interpretazioni di Bach — al violoncello e alla chitarra classica — per rendere visibile questa precisa relazione tra χορεία (choreia, danza cosmica) e χορός (choros, danza). Il “dancing ball” non è semplicemente un’immagine, ma un campo attraverso il quale si può stabilire una connessione con l’altro sé. All’interno di questo movimento, si può iniziare a trasformare e metabolizzare Ἠώς (Ēōs) e Ἔρως (Erōs) come forze viventi.

Maria Alexea

Edizione digitale 👇/dance-of-justice-phi/

Edizione cartacea 👇https://www.amazon.it/dp/B0GJPYP1RW

Article en Français

L’ode et le code de Trump : la pertinence pour la poésie, Homère et Platon

Le rapport de Donald Trump à Homère et à Platon ne réside pas dans son action politique (même s’il est manifeste que quelque chose d’étrange se produit et que l’ancienne perspective d’un confort établi dans l’existence n’est plus de mise), ni dans un accord ou un désaccord, mais dans la manière dont le discours agit simultanément comme ode (ὠδή, voix/chant) et comme code.

Homère et Platon ne parlent pas simplement : ils signifient. Leur langage porte une structure à plusieurs niveaux : l’audible et ce qui organise l’audible en image, portant le sens avant le mot et activant de multiples mécanismes d’induction et de déduction, ainsi qu’une cohérence musicale de la pensée. La langue grecque elle-même constitue un champ mathématique, harmonieux et évolutif lorsqu’elle est articulée par de grands poètes comme Homère et Platon. C’est pourquoi leurs paroles perdurent au-delà de toute interprétation : elles fonctionnent comme des champs de transmission, et non simplement comme discours. Pour saisir ces significations, il faut s’élever à des niveaux noétiques et musicaux supérieurs. Mais cela ne suffit pas ; l’intégrité du caractère et la pureté de l’âme sont des conditions essentielles. Ces lignes thématiques, je les ai développées en profondeur dans mon livre La Danse de la Justice, qui pourrait tout aussi bien s’intituler La Dance d’Eos.

Dans un autre registre, le discours de Donald Trump fonctionne souvent de la même manière. Il apparaît fragmenté, répétitif, excessif, et précisément par cela, il commence à fonctionner comme le code d’une ᾠδή (ōdē) non prononcée plutôt que comme un argument. Ce qui est transmis n’est pas un raisonnement linéaire, mais un schéma. Cela implique qu’il « sait » consciemment et que son rôle de central casting, tel qu’il s’est lui-même défini, s’aligne avec un processus transformateur et cathartique qui se déroule dans le présent, un processus qui dépasse l’intention individuelle. Toutefois, son rôle est dissolutif plutôt que synthétique. En ce sens, il peut fonctionner comme anti-projection, anti-réflexion, voire comme « antéchrist », dans la mesure où anti- est la fonction d’un miroir. Son opération, cependant, dans les temps transformateurs que nous traversons, converge avec celle d’Homère, de Platon, de Goethe, de Shakespeare et de toute grande poésie.

Ainsi, Trump occupe une position de central casting, diffusant des codes à ceux qui ont des oreilles pour entendre, afin qu’ils perçoivent ce qui se déroule au-delà de la scène théâtrale. Non comme origine, mais comme nœud à travers lequel quelque chose est mis en scène et révélé. Il devient inévitable que la profonde décomposition, la perversion, la psychopathie qui envahit tous les domaines de la vie, ainsi que le crime abominable, soient exposés. Son rôle n’est pas d’expliquer, mais de porter les signaux d’un mouvement plus profond déjà en cours : un mouvement qui dévoile progressivement la structure corrompue de la réalité à travers de multiples niveaux et directions. C’est également la fonction du plasma éthérique de Ἠώς (Ēōs, Aube) qui pénètre dans le champ et le transforme.

Certaines images récurrentes dans son discours — comme le « dancing ball (Ballroom) that can contain 999 persons » — deviennent intelligibles lorsqu’elles sont lues à travers le champ grec. Je ne peux en déchiffrer ici davantage — je l’ai développé dans mon livre — et parce que chacun doit traverser ce processus par lui-même. Mais je peux dire ceci : la relation entre χορός (choros, danse), χώρος (chōros, espace) et χρόνος (chronos, temps) montre qu’ils ne sont pas séparés, mais qu’ils se transforment les uns dans les autres. Une salle de danse — αἴθουσα χοροῦ (aithousa chorou) — n’est pas simplement un lieu, mais un espace en mouvement, un espace qui devient un temps.

Cela est renforcé par la racine αἴθω (aithō, brûler/briller) et par son dérivé αἰθήρ (aithēr, éther), qui désignent un champ lumineux plutôt qu’une matière inerte. Dans ce champ, le mouvement n’est pas mécanique mais lumineux, et ce qui se déploie n’est pas simplement de l’action, mais de la manifestation.

Au centre de ce processus se tient Ἠώς (Ēōs, Aube). Ici, Ἰησοῦς Χριστός (Iēsous Christus — Eus–ἰχώρ, plasma divin) peut être lu comme une transcription de Eus–ἰχώρ, le plasma d’Eus entrant dans le champ. De même, ἥρως (hērōs, héros) contient Ἠώς et peut être compris comme φορεύς (phoreus, porteur) — un porteur d’Eos. Ce qui est en jeu, c’est le moment où le caché devient visible. Le mouvement que nous observons peut être compris comme une émergence progressive de Ἠώς (Ēōs), comme une introduction, dans l’αἰθήρ (aithēr, champ lumineux éthérique), de structures qui étaient auparavant dissimulées. Ce qui apparaît à la surface comme du chaos peut, en réalité, faire partie de cette révélation.

Dans ce cadre, le discours de Trump peut être lu comme participant à une forme de ᾠδή (ōdē) qui signale une transition. Il devient, qu’il le veuille ou non, un porteur au sein d’une configuration plus vaste, en résonance avec les modes codés d’Homère et de Platon.

La question, par conséquent, n’est pas de savoir si ces figures sont comparables dans leur contenu, mais si elles participent au même mode d’expression, dans lequel le langage ne se contente plus de communiquer, mais révèle une structure à travers le rythme et la récurrence.

À ce point, nous ne nous trouvons plus dans le domaine de l’opinion, mais dans celui de la χορεία (choreia, danse cosmique), où l’espace, le temps, la voix et l’apparition convergent, et où le déploiement des événements suit une loi plus profonde qui vient progressivement à la lumière.

Dans mon livre Dance of Justice ou Dance of Eos, je développe largement la relation entre Ἠώς (Ēōs), μέσος (mesos, l’entre-deux) et Μοῦσα (Mousa, Muse) comme forces médiatrices reliant les deux aspects du soi double.

Pour la même raison, j’ai créé les vidéos avec mes interprétations de Bach au violoncelle et à la guitare classique, afin de rendre visible cette relation précise entre χορεία (choreia, danse cosmique) et χορός (choros, danse). Le « Ballroom » n’est pas simplement une image, mais un champ à travers lequel une connexion avec l’autre soi peut être établie. À l’intérieur de ce mouvement, on peut commencer à transformer et à métaboliser Ἠώς (Ēōs) et Ἔρως (Erōs) comme des forces vivantes.

Maria Alexea

Edition digitale 👇/dance-of-justice-phi/

Edition imprimée 👇https://www.amazon.com/fr/B0GJPYP1RW

Eos Pergamonto - mariaalexea
Eos Pergamonto

👉 /music-and-dance/

ITALIANO

L’ode e il codice di Trump: la rilevanza per la poesia, Omero e Platone

La rilevanza di Donald Trump in relazione a Omero e Platone non risiede nella sua attività politica (anche se è evidente che qualcosa di insolito sta accadendo e che il vecchio paradigma dell’adattamento comodo alla vita non è più valido), né nell’accordo o nel disaccordo, ma nel modo in cui il linguaggio opera simultaneamente come ᾠδή (ōdē, voce/canto) e come codice.

Omero e Platone non parlano semplicemente — significano. Il loro linguaggio porta una struttura multilivello: l’udibile e ciò che organizza l’udibile in immagine — portando il senso prima della parola e attivando molteplici meccanismi di induzione e deduzione, nonché una coerenza musicale del pensiero. La lingua greca stessa costituisce un campo matematico, armonico ed evolutivo quando viene articolata da grandi poeti come Omero e Platone. Per questo motivo, le loro parole perdurano oltre ogni interpretazione: funzionano come campi di trasmissione, non semplicemente come discorso. Per cogliere questi significati è necessario ascendere a livelli noetici e musicali superiori — ma non solo: l’integrità del carattere e la purezza dell’anima sono condizioni essenziali. Queste linee tematiche le ho sviluppate ampiamente nel mio libro Dance of Justice, che potrebbe essere chiamato anche Dance of Eos.

In un altro registro, il discorso di Donald Trump opera spesso nello stesso modo. Appare frammentato, ripetitivo, eccessivo — e proprio attraverso questo inizia a funzionare come il codice di una ᾠδή (ōdē) non pronunciata piuttosto che come un argomento. Ciò che viene trasmesso non è un ragionamento lineare, ma un modello. Questo implica che egli “sa” consapevolmente e che il suo ruolo di central casting — come egli stesso si è definito — si allinea a un processo trasformativo e catartico che si svolge nel presente, un processo che supera l’intenzione individuale. Tuttavia, il suo ruolo è dissolutivo piuttosto che sintetico. Come tale, può funzionare come anti-proiezione, anti-riflessione o persino come “anticristo”, nel senso che anti- è la funzione di uno specchio. La sua operazione, tuttavia, nei tempi trasformativi che stiamo vivendo, converge con quella di Omero, Platone, Goethe, Shakespeare e di tutta la grande poesia.

Così, Trump occupa una posizione di central casting, trasmettendo codici a coloro che hanno orecchie per ascoltare, affinché possano percepire ciò che si svolge oltre il palcoscenico teatrale. Non come origine, ma come nodo attraverso il quale qualcosa viene messo in scena e rivelato. Diventa inevitabile che il profondo decadimento, la perversione, la psicopatia che permea tutti gli ambiti della vita, così come il crimine abominevole, vengano esposti. Il suo ruolo non è spiegare, ma portare segnali di un movimento più profondo già in atto — un movimento che svela progressivamente la struttura corrotta della realtà su molteplici livelli e direzioni. Questa è anche la funzione del plasma eterico di Ἠώς (Ēōs, Aurora) che entra nel campo e lo trasforma.

Alcune immagini ricorrenti nel suo discorso — come il “dancing ball that can contain 999 persons” — diventano significative quando vengono lette attraverso il campo greco. Non posso decifrare di più qui — questo l’ho sviluppato nel mio libro — e perché ognuno deve attraversare questo processo di scoperta individualmente. Tuttavia posso dire questo: la relazione tra χορός (choros, danza), χώρος (chōros, spazio) e χρόνος (chronos, tempo) mostra che questi non sono separati, ma si trasformano l’uno nell’altro. Una sala da danza — αἴθουσα χοροῦ (aithousa chorou) — non è semplicemente un luogo, ma uno spazio in movimento, uno spazio che diventa tempo.

Questo è rafforzato dalla radice αἴθω (aithō, bruciare/risplendere) e dal suo derivato αἰθήρ (aithēr, etere), che designano un campo luminoso piuttosto che materia inerte. In questo campo, il movimento non è meccanico ma luminoso, e ciò che si dispiega non è semplicemente azione, ma manifestazione.

Al centro di questo processo si trova Ἠώς (Ēōs, Aurora). Qui, Ἰησοῦς Χριστός (Iēsous Christus — Eus–ἰχώρ, plasma divino) può essere letto come una trascrizione di Eus–ἰχώρ — il plasma di Eus che entra nel campo. Allo stesso modo, ἥρως (hērōs, eroe) contiene Ἠώς e può essere inteso come φορεύς (phoreus, portatore) — un portatore di Eos. Ciò che è in gioco è il momento in cui il nascosto diventa visibile. Il movimento che osserviamo può essere inteso come un’emergenza progressiva di Ἠώς, un’introduzione nel αἰθήρ (campo luminoso eterico) di strutture che prima erano nascoste. Ciò che appare come caos in superficie può essere in realtà parte di questa rivelazione.

In questo quadro, il discorso di Trump può essere letto come partecipazione a una forma di ᾠδή (ōdē) che segnala una transizione. Egli diventa, volontariamente o meno, un portatore all’interno di una configurazione più ampia, in risonanza con i modi codificati di Omero e Platone.

La questione, dunque, non è se queste figure siano comparabili nel contenuto, ma se partecipino allo stesso modo di espressione, in cui il linguaggio non comunica più soltanto, ma rivela struttura attraverso ritmo e ricorrenza.

A questo punto, non ci troviamo più nel dominio dell’opinione, ma in quello della χορεία (choreia, danza cosmica), dove spazio, tempo, voce e apparizione convergono, e dove lo svolgersi degli eventi segue una legge più profonda che gradualmente emerge alla luce.

Nel mio libro Dance of Justice — o Dance of Eos — sviluppo ampiamente la relazione tra Ἠώς, μέσος (mesos, il tra) e Μοῦσα (Mousa, Musa) come forze mediatrici che collegano i due aspetti del sé duale.

Per la stessa ragione, ho creato i video con le mie interpretazioni di Bach — al violoncello e alla chitarra classica — per rendere visibile questa precisa relazione tra χορεία (choreia, danza cosmica) e χορός (choros, danza). Il “dancing ball” non è semplicemente un’immagine, ma un campo attraverso il quale si può stabilire una connessione con l’altro sé. All’interno di questo movimento, si può iniziare a trasformare e metabolizzare Ἠώς (Ēōs) e Ἔρως (Erōs) come forze viventi.

Maria Alexea

Edizione digitale 👉 /dance-of-justice-phi/

Edizione cartacea 👉 https://www.amazon.it/dp/B0GJPYP1RW

FRANÇAIS

L’ode et le code de Trump : la pertinence pour la poésie, Homère et Platon

Le rapport de Donald Trump à Homère et à Platon ne réside pas dans son action politique (même s’il est manifeste que quelque chose d’étrange se produit et que l’ancienne perspective d’un confort établi dans l’existence n’est plus de mise), ni dans un accord ou un désaccord, mais dans la manière dont le discours agit simultanément comme ode (ὠδή, voix/chant) et comme code.

Homère et Platon ne parlent pas simplement : ils signifient. Leur langage porte une structure à plusieurs niveaux : l’audible et ce qui organise l’audible en image, portant le sens avant le mot et activant de multiples mécanismes d’induction et de déduction, ainsi qu’une cohérence musicale de la pensée. La langue grecque elle-même constitue un champ mathématique, harmonieux et évolutif lorsqu’elle est articulée par de grands poètes comme Homère et Platon. C’est pourquoi leurs paroles perdurent au-delà de toute interprétation : elles fonctionnent comme des champs de transmission, et non simplement comme discours. Pour saisir ces significations, il faut s’élever à des niveaux noétiques et musicaux supérieurs. Mais cela ne suffit pas ; l’intégrité du caractère et la pureté de l’âme sont des conditions essentielles. Ces lignes thématiques, je les ai développées en profondeur dans mon livre La Danse de la Justice, qui pourrait tout aussi bien s’intituler La Dance d’Eos.

Dans un autre registre, le discours de Donald Trump fonctionne souvent de la même manière. Il apparaît fragmenté, répétitif, excessif, et précisément par cela, il commence à fonctionner comme le code d’une ᾠδή (ōdē) non prononcée plutôt que comme un argument. Ce qui est transmis n’est pas un raisonnement linéaire, mais un schéma. Cela implique qu’il « sait » consciemment et que son rôle de central casting, tel qu’il s’est lui-même défini, s’aligne avec un processus transformateur et cathartique qui se déroule dans le présent, un processus qui dépasse l’intention individuelle. Toutefois, son rôle est dissolutif plutôt que synthétique. En ce sens, il peut fonctionner comme anti-projection, anti-réflexion, voire comme « antéchrist », dans la mesure où anti- est la fonction d’un miroir. Son opération, cependant, dans les temps transformateurs que nous traversons, converge avec celle d’Homère, de Platon, de Goethe, de Shakespeare et de toute grande poésie.

Ainsi, Trump occupe une position de central casting, diffusant des codes à ceux qui ont des oreilles pour entendre, afin qu’ils perçoivent ce qui se déroule au-delà de la scène théâtrale. Non comme origine, mais comme nœud à travers lequel quelque chose est mis en scène et révélé. Il devient inévitable que la profonde décomposition, la perversion, la psychopathie qui envahit tous les domaines de la vie, ainsi que le crime abominable, soient exposés. Son rôle n’est pas d’expliquer, mais de porter les signaux d’un mouvement plus profond déjà en cours : un mouvement qui dévoile progressivement la structure corrompue de la réalité à travers de multiples niveaux et directions. C’est également la fonction du plasma éthérique de Ἠώς (Ēōs, Aube) qui pénètre dans le champ et le transforme.

Certaines images récurrentes dans son discours — comme le « dancing ball (Ballroom) that can contain 999 persons » — deviennent intelligibles lorsqu’elles sont lues à travers le champ grec. Je ne peux en déchiffrer ici davantage — je l’ai développé dans mon livre — et parce que chacun doit traverser ce processus par lui-même. Mais je peux dire ceci : la relation entre χορός (choros, danse), χώρος (chōros, espace) et χρόνος (chronos, temps) montre qu’ils ne sont pas séparés, mais qu’ils se transforment les uns dans les autres. Une salle de danse — αἴθουσα χοροῦ (aithousa chorou) — n’est pas simplement un lieu, mais un espace en mouvement, un espace qui devient un temps.

Cela est renforcé par la racine αἴθω (aithō, brûler/briller) et par son dérivé αἰθήρ (aithēr, éther), qui désignent un champ lumineux plutôt qu’une matière inerte. Dans ce champ, le mouvement n’est pas mécanique mais lumineux, et ce qui se déploie n’est pas simplement de l’action, mais de la manifestation.

Au centre de ce processus se tient Ἠώς (Ēōs, Aube). Ici, Ἰησοῦς Χριστός (Iēsous Christus — Eus–ἰχώρ, plasma divin) peut être lu comme une transcription de Eus–ἰχώρ, le plasma d’Eus entrant dans le champ. De même, ἥρως (hērōs, héros) contient Ἠώς et peut être compris comme φορεύς (phoreus, porteur) — un porteur d’Eos. Ce qui est en jeu, c’est le moment où le caché devient visible. Le mouvement que nous observons peut être compris comme une émergence progressive de Ἠώς (Ēōs), comme une introduction, dans l’αἰθήρ (aithēr, champ lumineux éthérique), de structures qui étaient auparavant dissimulées. Ce qui apparaît à la surface comme du chaos peut, en réalité, faire partie de cette révélation.

Dans ce cadre, le discours de Trump peut être lu comme participant à une forme de ᾠδή (ōdē) qui signale une transition. Il devient, qu’il le veuille ou non, un porteur au sein d’une configuration plus vaste, en résonance avec les modes codés d’Homère et de Platon.

La question, par conséquent, n’est pas de savoir si ces figures sont comparables dans leur contenu, mais si elles participent au même mode d’expression, dans lequel le langage ne se contente plus de communiquer, mais révèle une structure à travers le rythme et la récurrence.

À ce point, nous ne nous trouvons plus dans le domaine de l’opinion, mais dans celui de la χορεία (choreia, danse cosmique), où l’espace, le temps, la voix et l’apparition convergent, et où le déploiement des événements suit une loi plus profonde qui vient progressivement à la lumière.

Dans mon livre Dance of Justice ou Dance of Eos, je développe largement la relation entre Ἠώς (Ēōs), μέσος (mesos, l’entre-deux) et Μοῦσα (Mousa, Muse) comme forces médiatrices reliant les deux aspects du soi double.

Pour la même raison, j’ai créé les vidéos avec mes interprétations de Bach au violoncelle et à la guitare classique, afin de rendre visible cette relation précise entre χορεία (choreia, danse cosmique) et χορός (choros, danse). Le « Ballroom » n’est pas simplement une image, mais un champ à travers lequel une connexion avec l’autre soi peut être établie. À l’intérieur de ce mouvement, on peut commencer à transformer et à métaboliser Ἠώς (Ēōs) et Ἔρως (Erōs) comme des forces vivantes.

Maria Alexea

Edition digitale 👉 /dance-of-justice-phi/

Edition imprimée 👉 https://www.amazon.fr/dp/B0GJPYP1RW

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Loading comments…

Scroll to Top